Lezione 7: La crisi del Seicento

Il Seicento: uno sviluppo diversificato

n            Consistente rallentamento della crescita demografica

n            Piccola glaciazione (tra fine XVI e metà XIX secolo)

n            2 epidemie di peste: 1630 (Italia, Germania, Spagna) e 1656 (Inghilterra, Francia)

 

n            Germania: Guerra dei Trent’anni (1618-1648): tolleranza religiosa estesa ai calvinisti e non legata alle scelte del principe; maggiore autonomia degli stati dell’Impero, fine della pretesa centralizzante degli Asburgo

·                Italia: danni derivanti, oltre che dal peggioramento del clima, dall’eccessiva cerealizzazione; la diminuzione di pascoli per il bestiame diminuisce concime e impoverisce la terra. Calo della resa del grano = carestia (1590-94; 1619-22; 1628-30). Le calorie più economiche sono quelle derivanti dal pane, dai fagioli e soprattutto dal vino (cfr. Annibale Carracci, Il mangiafagioli). Crisi dell’industria serica e laniera italiana che non è in grado di sopportare la concorrenza straniera, specie inglese; mortalità delle pecore pugliesi per il freddo nel 1611-12. Impoverimento lavoratori, ritardo dell’età del matrimonio, decremento demografico. Seconda metà del secolo: ripresa delle campagne grazie alla coltivazione del mais; ascesa di alcuni centri di manifattura della lana (Prato, Biella)

·                Spagna: declino importazione metalli preziosi; rivolte del Portogallo, della Catalogna (1640), di Napoli (1647); economia “di rendita” .

n            Le carestie risparmiano l’Inghilterra e l’Olanda (dove l’assenza di cerealizzazione e il miglioramento dell’allevamento bovino causano un aumento della produttività terriera); esplosione del commercio internazionale: compagnia delle Indie Orientali, 1602; delle Indie Occidentali, 1612

 

n            Quindi una situazione demografica e una evoluzione sociale assai diversificata: in Italia e in Spagna forme di rifeudalizzazione e di ripristino di diritti signorili (mantenuti anche in area germanica); in Olanda e in Inghilterra ampia ed efficiente attività commerciale anche con il nuovo mondo; nell’Europa Orientale al ripristino dei diritti signorili si accompagna lo sviluppo della servitù della gleba.

 

   Il Seicento: secolo di rivolte contadine e di rivoluzioni

n            Nel triplice regno di Inghiterra, Scozia e Irlanda, ad Elisabetta era succeduto Giacomo I, e, nel 1625, Carlo I. Questi da un lato tendeva ad introdurre nella pratica ecclesiastica elementi rituali analoghi a quelli cattolici, dall’altro evitava di convocare il Parlamento suscitando quindi ostilità che esplosero quando finalmente nel 1640 il re fu obbligo ad aprirlo, poi lo chiuse, infine dovette riconvocarlo. Dal 1642 ebbe inizio la guerra civile - re contro Parlamento - che vedeva anche la presenza di gruppi religiosi radicali e nonconformisti. Alla fuga del re fece seguito la sua cattura e la sua decapitazione (1649). Nacque così una repubblica governata da Oliver Cromwell che durò sino alla sua morte, con il successivo ritorno sul trono di Carlo II (1660). ma il rischio di un ritorno al cattolicesimo con Giacomo II spinse a cacciare il sovrano e a chiamare dall’Olanda Maria >Stuart e il consorte Guglielmo d’Orange, che dovettero però giurare nel 1689 una “Dichiarazione dei diritti”. La prima rivoluzione inglese vede per la prima volta la decapitazione di un sovrano, considerato non più “legibus solutus” (si spezza l’idea della regalità sacra); la seconda trasforma l’Inghilterra in una monarchia parlamentare.

n            rivolte contadine in Francia. La Fronda

n            rivolte antispagnole (1646, Masaniello)

 

Il Seicento secolo d’oro: scienza e cultura

Apice della cultura letteraria in Francia e Spagna

Galileo: l’universo come un libro scritto in linguaggio matematico

Baruch Spinoza: equivalenza fra Dio e Natura

Pierre Bayle: inconoscibilità assoluta di Dio e assoluto scetticismo (non necessariamente ateismo)

 

 

Bibliografia:

Manuale Donzelli, Storia moderna, capp. XI, XII